Il cibo che nutre
Giugno 17, 2017
Musica macedone?
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Era forse inverno 1995/96, alla Stazione di Firenze Santa Maria Novella salgo sulla Freccia del Sud destinazione Milano, dove andavo per la mia tesi.
Un posto è impossibile, neppure nel corridoio.

Mentre il treno si avvia verso le lunghe gallerie, un signore mi dice se mi voglio sedere, lo capisco solo dai gesti.

Lo osservo, avvitato su se stesso, pantaloni dritti e grigi, lucidi, camicia bianca impeccabile, con colletto rigido, aperta, un fisico asciutto fatto di ossa e nervi, piedi e mani troppo grandi. Occhi azzurro cupo, capelli bianco seta che ritagliano, sotto la coppola nera, un volto dorato di sole perpetuo. Età? Una vita di fatiche.

Si scusa che non parla la Lingua, affogata nell’ansia della giornata lo ringrazio distrattamente. Lui non mi molla, lentamente dice che il posto lo ha pagato, ma tanto lui da Siracusa non si è mai seduto. È la prima volta che sale in continente e la vuole vedere “tutta questa terra”.

Negli occhi si legge un vento antico, di orgoglio, dignità e sacrificio. Mi guarda e mi dice “Mio figlio è milanese ora”. Sta viaggiando verso il figlio, che era partito per studiare la Legge a Milano e poi era diventato avvocato, ha trovato un lavoro onesto e ora una donna del continente che stava per sposare.

Due laghi di commozione, “In questi anni mio figlio l’ho visto poco, a Milano la vita è cara e non volevo che gli mancasse qualcosa, per me ci sono abituato a lavorare e mangiare un po’ pane e il mio formaggio. A scuola sono andato poco, quando andavo con le pecore mi portavo un libro. Essere ignoranti è brutto, per questo mandai mio figlio a studiare in continente”. All’incirca questo il senso del suo parlare in un italiano incerto.

Nei portabagagli lungo il corridoio, almeno quattro scatole, chiuse con cura, contengono formaggi, olive, sottolio, pezzi di Sicilia da gustare. Poi mi racconta dell’Italia che scoperto, dei colori diversi della terra e del mare. A tratti uno sgomento, una paura, “Cosa penseranno i genitori della fidanzata, noi siamo contadini, mio figlio sa parlare, noi lo faremo vergognare. Un figlio manca sempre quando è lontano, ma lui è milanese, ora. E giù che viene a fare? La Terra non dà niente”.
Siamo arrivati, devo cercare di scendere in fretta, lo saluto, corro tra i passeggeri per sfuggire alla tristezza rassegnata dei suoi occhi.

 

la foto è presa in rete, non ne conosco l’autore

 

Maria Luisa Bruschetini
Maria Luisa Bruschetini
Mi chiamo Maria Luisa Bruschetini Sono una travel blogger scrivo di turismo e viaggio. La passione per le parole ha radici lontane e variegate. Da adolescente mi sono occupata di cronaca calcistica locale. Poi recensioni musicali, ancora testi per blog dalle erbe aromatiche, alla ferramenta, passando per il caffè, ricette di cucina regionale e anche un manuale di bioedilizia. Dalla mia formazione classica ho preso la mappa dell’Umanità, dai miei studi economici la consapevolezza che in fondo il Mondo gira sulle consuete direttrici, dalla mia terra natia, la Toscana, la forza del simbolo e l’armonia rinascimentale, dal web la fluidità.

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