In Volo: London calling

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Marzo 1999, abitavo a Londra, in zona Belsize Park, una mattina decisi di andare a passeggiare nel parco Hampstead Heath

Il mio inglese era molto basso e in realtà volevo conoscere il Mondo, quindi cartina in mano, facevo finta di non sapere, di essermi persa, appena riuscivo a individuare un probabile inglese.

Avevo notato che molte panchine riportavano dediche a persone care, frasi e mostravano una cura affettuosa, un sentimento reale.

In quella mattinata nebbiosetta poca gente in giro, alla fine eccola. È lei, la Milady. Capelli bianchi, volto roseo, paffutella, elegante nel pulire la panchina, gonna a pieghe e mocassino. Mi avvicino, la saluto, occhi cerulei, collana di perle, un’icona. Le chiedo dove fosse un certo laghetto, esagerando l’errore di pronuncia, come se ce ne fosse stato bisogno. Corregge il mio errore, parla come Queen Elizabeth, quell’inglese che è una meraviglia. Mi dà le indicazioni e le chiedo delle panchine.

“Are you Italian?” “From Florence?” I suoi occhi si perdono, guarda in un punto lontano e presente solo a lei.

Si mette seduta, si abbandona e poi riprende quella postura da Milady.

Mi fa cenno di mettermi seduta.

Suo marito era un pilota della RAF inglese, durante la seconda guerra mondiale volò su Firenze. In una lettera le scrisse, che Firenze è costruita per essere vista dagli occhi di Dio. Tra la sua pacata commozione e il mio poco comprendere, ho raccolto questo racconto.

Proseguì che se gli avessero chiesto di bombardare Firenze, si sarebbe rifiutato, perché non avrebbe più avuto il coraggio di guardare in faccia lei, che amava cosi tanto la Bellezza, non avrebbe più avuto il coraggio di amare. Nella stessa lettera le prometteva che finita la guerra si sarebbero sposati e l’avrebbe portata a Firenze. Mi illustrò una Firenze per me sconosciuta, del dopo guerra, si ricordava ogni angolo, ogni quadro degli Uffizi. Il suo racconto era punteggiato di brevi intimi silenzi.

Non avevano avuto figli, non aveva parenti prossimi, però era stata felice, ora le rimaneva quella panchina, dove per anni si sedevano insieme.

Una minuscola foto in un portaritratto tenuto sul cuore e una cartolina di Firenze bianco e nero, ingiallita e ferita dal tempo.

Parlammo di altro, i soliti discorsi. La salutai, al laghetto non andai perché si era fatto tardi, era pure spuntato il sole, ma dovevo andare al lavoro.

Il racconto mi sembrava troppo perfetto per essere vero, si collocava tra l’aviatore di Liala e Il Piccolo Principe.

Però lei mi ha regalato una bella storia.

Maria Luisa Bruschetini
Maria Luisa Bruschetini
Mi chiamo Maria Luisa Bruschetini Sono una travel blogger scrivo di turismo e viaggio. La passione per le parole ha radici lontane e variegate. Da adolescente mi sono occupata di cronaca calcistica locale. Poi recensioni musicali, ancora testi per blog dalle erbe aromatiche, alla ferramenta, passando per il caffè, ricette di cucina regionale e anche un manuale di bioedilizia. Dalla mia formazione classica ho preso la mappa dell’Umanità, dai miei studi economici la consapevolezza che in fondo il Mondo gira sulle consuete direttrici, dalla mia terra natia, la Toscana, la forza del simbolo e l’armonia rinascimentale, dal web la fluidità.

2 Comments

  1. Fabrizio ha detto:

    Bello! Mi fa ricordare un periodo molto importante nella mia vita. Ti ringrazio, anche per la riflessione che ispiri, proprio in questo 25 aprile

    • Maria Luisa Bruschetini ha detto:

      Il 25 aprile pone sempre delle domande, a un popolo incapace di creare un’identità collettiva, solida. Questo del 2020 ci dovrebbe spingere a riflettere con maggiore attenzione. Grazie

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