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L’Albania è una destinazione attraente, raggiungibile dall’Italia con vari mezzi: aereo, traghetti e via terra.

Le strade, almeno quelle principali, sono buone e mostrano una valida cartellonistica, si può fare. Partiamo.

Campo Base: Fier

Fier gode di una posizione centrale, ottimo come “campo base”, e con il mare vicino raggiungibile con una strada dritta dritta. L’ampia spiaggia di Seman offre soluzione libera ombrelloni, lettini, chioschi. Alcuni sono aperti anche per la cena.

Da Flavio, una buona grigliata di pesce e un’insalata diventano un pasto intenso. L’ambiente è semplice, un chiosco-trattoria sulla spiaggia, con piccole attenzioni. Il servizio è emozionante, aria di famiglia, quella del pranzo quando arriva il parente che si attende da tempo.

Fier ancora è una città a basso impatto turistico. Sulla piazza principale si affacciano la chiesa ortodossa e una moschea. In un angolo della piazza attraversata dal fiume, gli uomini si sfidano a domino, mentre poco più avanti pochi si affrontano con gli scacchi.

Vicino alla piazza principale, a pochi passi in Rr. Xoxa posso mangiare la cucina tradizionale dal sapore di casa, come indica l’insegna “Kuzhine tradicionale. Shija e shtepise”. La sera chiude presto, ma al mattino di buon ora è pronto il tipico pasto sostanzioso servito a chi deve affrontare una pesante giornata di lavoro.

Scovato per un colpo di fortuna. In cerca di qualcosa da mettere sotto i denti, abbiamo notato un signore seduto al tavolino sul marciapiede, stava mangiando con gusto. Abbiamo dato un occhio all’interno e abbiamo constato che stavano chiudendo. L’avventore ha fatto una delle migliori recensioni possibili. Abita da anni in Italia, l’ultimo pasto albanese prima di ripartire lo fa qui. Convince il titolare a darci da mangiare, neanche ho capito il nome del piatto, mi è piaciuto e ci sono tornata. Tovaglie di carta, piatti usa e getta, sapori pieni, una trattoria in piena regola.

Il mercato della domenica

Un giro al mercato ce lo devo fare. I prodotti sono essenzialmente agricoli, a parte qualche robivecchi e il riparatore di biciclette. Ho l’impressione che i venditori non siano commercianti, ma i produttori stessi. I banchi sono scarsi e per lo più arrangiati, la merce in molti casi è messa in cassette o sul marciapiede. La frutta e verdura non sono lucenti e perfetti come siamo abituati nei nostri mercati, ma sembra genuina. Provo a chiedere nomi e ricette, nessuno parla inglese o italiano, ma come mi avvicino mi dicono “eco eco”o bio bio” “natura”.

Alla fine i miei acquisti sono un paio di calzettoni di lana fatti a mano, comprati a un’edicola e un bel mazzetto di erbe per  tisane digestive, così ci siamo intese con la venditrice.

Seduta su una panchina della piazza mi incuriosiscono i più disparati modelli di ciabatte che gli albanesi indossano. Multicolori, con gli strass, perline, ricoperte di finta pelliccia, in mimetica, infradito, a fascia, con tacco. Quindi le ciabatte non sono un accessorio inelegante e domestico, ma un dettaglio comodo e versatile. Ho difficoltà a trovare le scarpe comode, approvo l’interpretazione che danno gli albanesi dell’umile ciabatta.

La mia passione per caffè è soddisfatta, ottimo l’espresso di note marche di caffè italiane, sconosciute nella Penisola, ovviamente non mi faccio sfuggire quello turco.

Parco Archeologico di Apollonia

A dieci chilometri da Fier si trova Apollonia, antica città fondata dai Greci nel 588 a.C. Arrivò a contare circa 60.000 abitanti, ebbe gloria e fama fintanto che i terremoti cambiarono la conformazione del territorio, allontanandola dal mare. Ottaviano poi Augusto era a studiare nella rinomata biblioteca di Apollonia quando Giulio Cesare fu assassinato.

Il Parco Archeologico è piuttosto grande. La prima vista è una scenografia un colpo d’occhio, l’odeon, il bouleterion, la biblioteca, il tempo, è appagante, ma non è tutto.

Poi continuando si raggiunge quel che rimane del ninfeo e poco dopo il teatro.

Ma veniamo a nostri giorni o quasi. All’ingresso dell’area archeologica si può visitare una Chiesa bizantina e il Museo che raccoglie i reperti degli scavi. Come si fa a non innamorarsi di Apollonia?

 

Gli occhi infiniti di Berat

Berat, al di là e al di qua del fiume Osum di turisti ce ne sono tanti che la città patrimonio UNESCO lascia passare senza vederli, eppure la città ha infiniti occhi, finestre e finestre, come sguardi sopiti che trattengono i sogni, ricordi futuri. Berat ha un sapore di fiaba, di quelle con i buoni e cattivi, la strega il cavallo bianco eppure ho la persistente sensazione che da un momento all’altro appaia un alieno.

Sul lato sotto il Castello le viuzze si inerpicano ripide, ma vale la pena, di arrivare al Santuario di San Michele. La piccola Chiesa invita alla riflessione, a prendersi una pausa, con vista panoramica. Così è stato poi il custode ha dato inizio al suo repertorio sanremese degli ultimi vent’anni. Se canterete con lui, ne sarà felice. Potenza della musica.

Il Castello, la cittadella fortifica, domina tutto il circondario. Gli edifici sono in parte recuperati, un’archeopasseggiata urbana che oscilla tra la memoria perduta e i souvenir in offerta speciale per turisti.

Durazzo

Durazzo, spiagge con lidi attrezzati e ristoranti sulla spiaggia. Le principali del centro sono quelle di una moderna città, turistiche. Basta lasciarsi guidare da un odore di cucina casalinga per trovarsi dietro le rutilante facciate e atterrare in piccoli cortili con panni stesi, case basse e orticello, strette tra villette a schiera in costruzione e macchine lucenti.

Il Museo archeologico è delizioso, recentemente ristrutturato, mi invita alla calma. Effetti prospettici della Storia. A guardare lontano l’Albania e si scorgono i comuni vasi greci, culti e divinità mediterranee che riconosciamo.

Nel centro storico l’ampio anfiteatro romano, poteva ospitare fino a 15.000 spettatori, è schiacciato tra le case moderne.

Guardo l’Albania dal Finestrino mentre decolliamo da Tirana. Vedo tetti e penso alle case bizzarre, forse tra qualche anno saranno mete di curiosità. Cosa mi rimane di questo Paese? Il verde, boschi alberi ovunque, acqua e ciabatte.

Un tempo l’Italia importava l’acqua dal Paese delle Aquile che attraversa l’Adriatico in navi cisterna.

Erano i tempi della Guerra fredda e il muro di Berlino sembrava indistruttibile.

Non so come fosse l’Albania a quei tempi, oggi l’ho vissuta come una Nazione che avanza a scatti, sospesa.

Da un lato la voglia di stare bene, indossare un vestito nuovo, dal’ altro un gusto amaro, un vuoto pesante. Come quell’ombra rapida che passa sui volti mentre raccontano di figli, sorelle che sono in Italia, che si stanno costruendo la casa in Albania ma forse non torneranno mai.

Voglio solo continuare questo viaggio, di nuovo, nel Paese delle Aquile appena possibile.

Un grazie speciale a Cinzia Curti che ha reso possibile questo viaggio

Maria Luisa Bruschetini
Maria Luisa Bruschetini
Mi chiamo Maria Luisa Bruschetini Sono una travel blogger scrivo di turismo e viaggio. La passione per le parole ha radici lontane e variegate. Da adolescente mi sono occupata di cronaca calcistica locale. Poi recensioni musicali, ancora testi per blog dalle erbe aromatiche, alla ferramenta, passando per il caffè, ricette di cucina regionale e anche un manuale di bioedilizia. Dalla mia formazione classica ho preso la mappa dell’Umanità, dai miei studi economici la consapevolezza che in fondo il Mondo gira sulle consuete direttrici, dalla mia terra natia, la Toscana, la forza del simbolo e l’armonia rinascimentale, dal web la fluidità.

4 Comments

  1. Rocchi franca ha detto:

    Molto interessante il racconto riportato da Maria Luisa dell'Albania.
    Io non conoscevo nulla di questa terra se non gli albanesi che sono emigrati in Italia,
    che spesso non ti fanno pensare bene della loro terra.
    Mentre quello che leggo mi ha messo il desiderio di visitare le cittadine e i luoghi della storia descritti da Maria Luisa.

  2. Micol Cimaglia ha detto:

    Che bella descrizione... soprattutto per aver messo in evidenza Fier,
    una città a me cara e non battuta.
    È davvero così accogliente questa Nazione.
    Un concentrato di meraviglie e semplicità che tu hai saputo cogliere e trasmettere,
    mostrandomi anche angoli a me sconosciuti.

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