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Quando vuoi vivere un luogo cerchi di immergersi, ti fermi ai tavolini di un bar, il mercato, il panettiere. All’improvviso, per caso il laboratorio di un falegname. Premetto che per me l’odore della falegnameria è un pugno allo stomaco che rapisce e mi riporta all’infanzia, sogni che si impastavano con colori e venature, linee di vite lontane. Detto questo, cerco di essere descrittiva, cronaca di una  putia d’incontri.

Sui Monti Iblei, a Palazzolo Acreide (Sr) tra le campane della Chiesa Matrice e quella di San Paolo, Gianni Malignaggi lavora, rianima e cura il legno. “Le cose vanno fatta bene. Se un mobile di pregio, ben fatto, bisogna fare in modo che si possa apprezzare, dargli la dignità che si merita.  Se invece non è un oggetto bello, magari ci sono affezionati e lo vogliono riprendere, mi impegno a farlo bene. Perché non so il valore che può avere per quella persona. A volte mi raccontano ricordi legati al mobile che portano a restaurare. Cerco di ridare forza a quei ricordi”. Gianni non è solo un bravo e attento ebanista, ma un appassionato divoratore di cultura, libri, cinema, storia e politica, le vicende del genere umano. La giornata inizia leggendo il giornale, steso sul banco da lavoro.

In gioventù fece parte del gruppo di ragazzi che aiutarono l’antropologo Antonino Uccello a realizzare e gestire la Casa Museo, dove lo studioso raccolse gli oggetti di un mondo rurale in dissolvimento.

La bottega è una fucina d’incontri, racconti che vanno da un tempo mitico “una volta” a ricordi giorni passati a futuri possibili. Aggiornamento in tempo reale di quel che accade, ognuno apporta il suo contributo. Per completare i suoi lavori spesso si avvale degli altri artigiani, tappezziere, fabbro. Chi ancora sa usare il finocchietto e lo spago per le sedie. “I mobili di una volta erano fatti uno a uno, poi nell’invecchiare essendo usati ognuno ha preso la sua forma, il suo verso, come noi, ognuno invecchia a modo suo. Ci vuole la cerniera precisa oppure il gancio fatto in certa maniera”.

Se non ti ricordi il nome di un palazzolese, puoi provare con Paolo, Sebastiano i due santi patroni oppure come in larga parte della Sicilia, con Giuseppe. Alla fine con i nomi faccio comune fatica, e chiamerò Pippo tutti gli amici di Gianni. C’è l’amico fidato, compagno di riti e consigli, che ha il suo sgabello dedicato. Incontri facce sorridenti di serenità consapevole, chi si ferma per due chiacchiere liberatorie, chi sa di poter parlare di cultura, politica e società a modo proprio. C’è il fluido e tranquillo, che assesta commenti che sono epigrafi.

Così si compone l’immagine di Palazzolo Acreide attraverso ricordi, oggetti e visioni. Gianni, si celia un po’, ma è finito per caso testimonial di DolceeGabbana, anima vera di un mondo ipotetico.

Maria Luisa Bruschetini
Maria Luisa Bruschetini
Mi chiamo Maria Luisa Bruschetini Sono una travel blogger scrivo di turismo e viaggio. La passione per le parole ha radici lontane e variegate. Da adolescente mi sono occupata di cronaca calcistica locale. Poi recensioni musicali, ancora testi per blog dalle erbe aromatiche, alla ferramenta, passando per il caffè, ricette di cucina regionale e anche un manuale di bioedilizia. Dalla mia formazione classica ho preso la mappa dell’Umanità, dai miei studi economici la consapevolezza che in fondo il Mondo gira sulle consuete direttrici, dalla mia terra natia, la Toscana, la forza del simbolo e l’armonia rinascimentale, dal web la fluidità.

2 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    L’immagine non certo del paese ma di una parte significativa. Certo la più attenta e interessata.

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