Scicli brezza tra le rocce

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Scicli mi accoglie con una sferzata tersa. Arrivando si vede la Luce salire dal mare, man mano che si scende dall’altipiano al fondo della forra, l’aria vibrante ti cade in testa e la senti rimbalzare tra le pareti rocciose. Sarà questione di fisica, oppure altro, Scicli si stampa nella mente

con un’immagine distinta e netta. Li riconosci i Palazzi, le vie, dove il Commissario Montalbano si muove, ma non li conosci. Le immagini televisive sono solo una lettura delle tante che Scicli offre. Come la vicina Modica, Scicli è collocata in una cava, il sinuoso alveo di un antico fiume protetto dai colli. La Chiesa di San Bartolomeo presiede il confine tra la città costruita e quella scavata, l’attuale e quella della memoria. Alle spalle di San Bartolomeo, dove la valle si stringe, si trova il Parco Archeologico Chiafura.
Grotte naturali e scavate sono state vissute dall’età del bronzo fino a qualche decennio fa. Uno stratificarsi di abitazioni, luoghi di culto, che testimoniano la lunga storia di Scicli.
Nel centro si respira un’aria leggera, la luce si ingarbuglia nelle smorfie barocche, ammiccante per renderli ancora più mostruosamente giocosi. Le piazze salotto, i locali, spazi per incontrarsi. Il Palazzo Beneventano con i suoi sguardi di pietra, comprime le strade per lanciarsi verso il viandante, da qualunque scorcio si intraveda è fatale rimane ammaliati e camminare al suo cospetto.

 

La Chiesa di San Matteo, anche se chiusa al culto da molti anni, sorveglia la città, e non si può fare a meno di raggiungerla per cogliere Scicli con lo sguardo d’alto. Sarà la dolente dignità dell’abbandono, il farsi pietra della luce San Matteo gode di una beatitudine inquieta, un luogo di pensiero. Tra chiese nascoste nella macchia mediterranea, ruderi, pietre sparse la passeggiata conduce alla parte sommitale della forra.
Scicli e le sue tradizioni religiose sono peculiari, manifestazione di una devozione civica quasi laica, comunque sacra.
La cavalcata di San Giuseppe, il Cristo di Gioia, l’omaggio alla Madonna delle Milizie hanno un fervore popolare e coinvolgente.
La Madonna delle Milizie e il Cristo di Burgos entrano nell’ambito delle stranezze. Si narra che durante lo scontro avvenuto nel 1091 nei pressi di Scicli tra arabi e normanni, questi ultimi invocassero l’intervento della Vergine in loro aiuto per vincere quell’impossibile battaglia. Per omaggiare la Madonna fu costruita una chiesa oggi andata perduta, quello che rimane è l’immagine di una Madonna guerriera, che nel mezzo dei feroci combattimenti, su un cavallo bianco a spada sguainata incita i Normanni. Nella Chiesa di Sant’Ignazio si rimane sorpresi dalla Madonna in armi, anche se ricerche storiche hanno più che dubbi sulla battaglia, niente impedisce la sua vivida celebrazione l’ultima domenica di maggio.
A mala pena si stacca dal fondo oscuro la sofferenza del volto e del corpo martoriato, ma la lunga gonna dai chiaroscuri di colonna e i ricami dorati cambia l’emozione, il Cristo di Burgos nella Chiesa di San Giovanni Evangelista è difficile da carpire.
Dopo l’incongrua visione, la piazza del municipio e via Marmorino Penna ci riportano alle bizzarrie architettoniche.
San Giuseppe gode di ampia devozionale popolare. Il 19 marzo è festa un po’ ovunque in Sicilia, in molti casi è il pane o comunque il cibo che elemento centrale del rito. A Scicli la Festa è un’esplosione di colori. Le violacciocche (u’ balucu) si trasformano in materia imprevedibile nelle mani degli sciclitani per sontuose bardature. In memoria della fuga in Egitto della Sacra Famiglia si omaggia San Giuseppe come padre di famiglia, colui che conduce in salvo attraverso le difficoltà. Sulle bardature vengono rappresenti scene della vita del Santo, immagini sacre, tutto impiegando fiori. Migliaia di violacciocche fissati a un supporto che sarà posto sul cavallo. Gruppi spontanei di compaesani che si ritrovano a creare insieme, il più esperto insegna a quello meno pratico, chi porta una pizza o un dolce. Nel tardo pomeriggio del 19 marzo o la domenica seguente i cavalli sfilano per le strade. Prima della parata ufficiale, nelle piazze è un bel passeggio di cavalli adoranti a festa, con nastri e calesse.
La connessione tra Scicli e la creatività è ben salda e storica. Era il 1981 quando il pittore Franco Sarnari lasciò la vita capitolina per tornare a Scicli. La motivazione era la ricerca di una propria evoluzione umana e artistica. Nacque il Gruppo di Scicli, che divenne propulsore creativo per le espressioni artistiche e sociale. In questa direzione prosegue la galleria Quam, sotto la direzione di Antonio Sarnari. L’Arte come attività socializzante, come fucina di evoluzione, aspetti che possono spiegare il successo della Quam e che ha contribuito a rendere frizzante l’energia del luogo.
Certo è che passeggiando su lucidi basolati sciclitani si respira un’atmosfera vivida, profondamente siciliana e umana.

Maria Luisa Bruschetini
Maria Luisa Bruschetini
Mi chiamo Maria Luisa Bruschetini Sono una travel blogger scrivo di turismo e viaggio. La passione per le parole ha radici lontane e variegate. Da adolescente mi sono occupata di cronaca calcistica locale. Poi recensioni musicali, ancora testi per blog dalle erbe aromatiche, alla ferramenta, passando per il caffè, ricette di cucina regionale e anche un manuale di bioedilizia. Dalla mia formazione classica ho preso la mappa dell’Umanità, dai miei studi economici la consapevolezza che in fondo il Mondo gira sulle consuete direttrici, dalla mia terra natia, la Toscana, la forza del simbolo e l’armonia rinascimentale, dal web la fluidità.

2 Comments

  1. Bonini Franca ha detto:

    Gli articoli scritti da Maria Luisa, sono sempre molto coinvolgenti , sembra di essere lì con lei quando descrive i luoghi e le situazioni. Mi ricorda Tiziano Terzani, ritrovo nei suoi articoli la stessa sensibilità

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